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Cosa fa un esperto di compliance?

· 6 min di lettura · di Ruggiero Leone · aggiornato il 10 agosto 2026

Un esperto di compliance ha un compito che si riassume in una frase: fare in modo che l’azienda rispetti le norme a cui è soggetta prima che qualcuno venga a controllare. Non è un avvocato e non è un revisore: lavora sui processi, non sui contenziosi.

Cosa fa, in concreto

Il lavoro si articola su cinque attività che si ripetono in ciclo continuo:

  1. Identificare le norme applicabili. Settore, dimensione, assetto societario e mercati serviti determinano un perimetro diverso per ogni azienda.
  2. Tradurre l’obbligo in procedura. «Serve un canale di segnalazione» deve diventare: chi lo gestisce, con quali tempi, con quale tracciamento.
  3. Formare e informare. Una procedura che il personale non conosce non è una procedura.
  4. Verificare. Controlli periodici su ciò che accade davvero, non su ciò che dovrebbe accadere.
  5. Documentare. In sede di ispezione la differenza tra «lo facevamo» e «ecco la prova che lo facevamo» vale la sanzione.

Le attività ricorrenti

Al di là dei progetti, il presidio quotidiano è fatto di cose ripetitive: monitorare gli aggiornamenti normativi, rispondere ai dubbi di chi opera, istruire le segnalazioni ricevute, aggiornare le policy, preparare la reportistica per la direzione e per l’organo di controllo.

È qui che il ruolo si logora: la parte ad alto valore è la valutazione del rischio, ma la parte che consuma il tempo è la raccolta delle prove. Automatizzare la seconda è il modo più efficace per rendere sostenibile la prima.

Compliance officer, OdV e DPO

Vengono confusi di continuo, ma rispondono a norme diverse e hanno requisiti diversi:

RuoloFontePerimetroRequisito chiave
Compliance officerNessun obbligo generale (salvo settori vigilati)Tutta la conformità normativaAccesso diretto ai vertici
Organismo di VigilanzaD.Lgs. 231/2001Modello organizzativo 231Autonomia e indipendenza
DPOGDPR, art. 37-39Solo dati personaliAssenza di conflitto di interessi

Nelle aziende medio-piccole i tre cappelli finiscono spesso sulla stessa testa. È possibile entro certi limiti, ma va valutato caso per caso: chi è responsabile di un processo non può essere anche l’unico a vigilare su quel processo.

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Quanto costa

Come dipendente, le retribuzioni lorde annue in Italia si collocano indicativamente così:

  • Compliance specialist (junior) — 28.000–35.000 €
  • Compliance officer (mid-level) — 40.000–55.000 €
  • Responsabile compliance — 60.000–90.000 €

Il settore finanziario paga sopra la media. Al costo va aggiunto il carico aziendale, che porta il costo pieno di una figura mid-level ben oltre i 60.000 € l’anno.

Serve davvero assumerlo?

Sotto i 200 dipendenti, quasi mai a tempo pieno. Lo schema che funziona nella pratica è a tre livelli:

Il terzo livello è quello che rende sostenibili gli altri due. Un canale di whistleblowing conforme, per dire, deve garantire anonimato, tempi di riscontro e tracciabilità ventiquattro ore su ventiquattro: sono requisiti che nessuna persona può presidiare a mano, e che uno strumento dedicato copre senza lavoro ricorrente.

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Fonti

  • D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, responsabilità amministrativa degli enti — Normattiva
  • Regolamento UE 2016/679 (GDPR), testo consolidato — EUR-Lex
  • D.Lgs. 10 marzo 2023 n. 24, whistleblowing — Normattiva
  • Garante per la protezione dei dati personali — Garante privacy
RL
Ruggiero Leone

Fondatore di TOXIC. Scrive le guide di questa sezione leggendo i testi normativi in versione vigente, non rielaborando articoli di terzi. Non è un parere legale: qui trovi metodo, fonti e limiti dichiarati.

Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce parere legale. La normativa evolve e ogni situazione aziendale ha specificità proprie: per la valutazione del tuo caso rivolgiti al tuo consulente o a un legale.

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